Crisi di governo, le ministre della discordia: Teresa Bellanova

Insieme ad Elena Bonetti, ha lasciato il suo incarico al Governo anche Teresa Bellanova, deputata di Italia Viva, ex ministra delle politiche agricole alimentari e forestali. Bellanova viene scelta come sottosegretaria di Stato al lavoro nel 2014, viceministra dello sviluppo economico nel 2016 e ministra del Conte bis per il suo passato da bracciante (lascia la scuola subito dopo aver finito le medie per lavorare) e da sindacalista impegnata nella lotta al caporalato. Insomma, un curriculum di tutto rispetto. Questo però non è bastato ai detrattori del binomio “donne e politica”.


Nel 2019 infatti, subito dopo il giuramento al Colle, piovvero critiche feroci sull’aspetto della ministra e sul suo titolo di studio. Perché quando le donne entrano in politica non importa quante competenze ed esperienza abbiano accumulato nelle loro carriere: chi non accetta che sia una donna ad avere il potere, troverà sempre qualcosa a cui attaccarsi. Soprattutto con commenti che sviliscano quella tanto decantata “femminilità” che non deve essere assente, ma nemmeno troppo evidente. Perché, ormai lo sappiamo troppo bene, quando si attacca una donna non lo si fa mai sulla base delle azioni che questa compie, come capita ai colleghi uomini, ma proprio in quanto come rappresentante del genere femminile.

Ora, tornando alla crisi di governo, al leader di Italia Viva Matteo Renzi sono state rivolte pesanti accuse di sessismo perché, durante la conferenza in cui sono state annunciate le dimissioni, le due ministre Teresa Bellanova e Elena Bonetti hanno avuto la possibilità di intervenire soltanto dopo l’intervento del capo di partito.
Sì, esatto, sui social e non, si sono schierati tutti in difesa di Bonetti e della stessa Bellanova che soltanto qualche tempo fa veniva massacrata da insulti come «vai a lavorare, tricheco» o «balena blu» (perché l’abito scelto dalla ministra per il giuramento era blu elettrico). La parola data soltanto dopo alle due donne ha fatto insorgere alcuni “femministi d’occasione”, quelli che si battono per la parità di genere solo quando questa porta loro un vantaggio. Infatti, quando si tratta di attaccare il nemico, le donne vengono strumentalmente difese o distrutte, come successo a Bonetti e Bellanova o, di recente, a Melania Trump, chiamata “escort” da Alan Friedman durante una trasmissione di Rai1.

Quello che le donne dovrebbero fare in questi casi è non rimanere in silenzio. Come ha fatto qualche tempo fa Alexandria Ocasio-Cortez che ha pronunciato un lungo discorso rivolto al collega repubblicano della Florida Ted Yoho che le si era rivolto chiamandola “fucking bitch“.
“Io sono qui perché devo mostrare ai miei genitori che sono figlia loro e che non mi hanno cresciuta per accettare gli abusi degli uomini”, ha dichiarato fermamente la deputata. “Trattare le persone con dignità e rispetto è ciò che rende onesto un uomo. E quando un uomo onesto fa un errore, come tutti noi possiamo fare, cerca di fare del suo meglio per scusarsi. Non per salvare la faccia, non per avere un voto in più.  Si scusa genuinamente per riparare e riconoscere il male che ha fatto cosicché sia possibile superare la cosa tutti insieme”.

Bellanova e tutte le donne della politica di ieri e di oggi stanno ancora aspettando le scuse di quanti non hanno pensato due volte a massacrarle e che le hanno difese solo quando farlo era funzionale ai loro scopi. 

Eleonora Panseri


Questo pezzo si inserisce in un progetto condiviso con i compagni della Scuola di giornalismo “Walter Tobagi” di Milano e coordinato insieme ai colleghi di All’Ultimo Banco“. Di seguito trovate alcuni contributi sul tema, gli altri li potete trovare QUI.


Gli altri protagonisti della crisi

Ma chi sono gli altri protagonisti di questa crisi di governo?
Sicuramente, il già citato Matteo Renzi che ha attirato su di sé l’ira del Presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte.

La scontro tra i due leader per molti aspetti ha ricordato una partita di tennis o un match di pugilato, come l’incontro Tyson/Holyfield del 1997 .

Non sono mancati i colpi di scena, come il voto a sostegno della fiducia dell’onorevole Mariarosaria Rossi, visto dai compagni di partito (e da tutti gli altri) come un tradimento al fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi. E viene quasi spontaneo il paragone con altri e più famosi “cambi di maglia“.


Crisi del passato

66 governi in 75 anni di vita repubblicana: l’Italia sembra non essere mai riuscita a trovare una stabilità politica duratura. Colpa anche del mutare delle tanto famose quanto complesse leggi elettorali, fortemente condizionate dal momento politico in cui vengono approvate.

Tra le crisi più famose, è quella del 1876: con la caduta della Destra storica in Italia si aprì una nuova stagione politica dominata dalla sinistra e dalla figura di Agostino Depretis.


Molte altre “sono passate alla storia con espressioni tra il culinario e il goliardico, sorte toccata anche a diversi accordi e patti: dal famoso “patto della crostata” del ’94 a quello delle sardine del 1997 fino al più recente “patto delle tagliatelle” del 2018 con cui di fatto è nato il primo governo Conte”.

Per restare in tema, nei pressi di Montecitorio si trovano alcuni locali divenuti famosi per l’assidua frequentazione da parte delle diverse forze politiche che compongono il nostro variegato parlamento.


Il giornalismo e le donne al potere: cosa ne pensiamo

Da diversi anni, la riflessione sul modo in cui il mondo dell’informazione tratta il tema delle donne al potere è spesso al centro del dibattito. Può capitare che giornali e programmi televisivi/radiofonici promuovano, il più delle volte inavvertitamente, stereotipi e narrazioni sessiste. Sull’argomento siamo state intervistate dal fondatore di “30 Penne Bianche“, Filippo Menci.

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