Crisi di governo, le ministre della discordia: Elena Bonetti

«Le mie dimissioni sono lo spazio perché questo tavolo per riprogettare il Paese, sempre rimandato, finalmente si apra. Non si può più rimandare, proprio perché siamo in crisi bisogna agire, il tema non è Conte ma la risposta politica», con queste parole il 13 gennaio 2021 Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, ha rassegnato le sue dimissioni. Un gesto che di fatto ha dato inizio a un processo culminato con la rinuncia al Quirinale del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Fare la ministra alle pari opportunità di un Paese fanalino di coda secondo i parametri del Gender Gap Index non dev’essere stata un’impresa facile. Oltretutto in piena pandemia.

In Italia è ancora prevalente la visione della donna solo madre o solo lavoratrice. Molte sono costrette a fare una scelta in un senso o nell’altro: non si fanno i figli per la carriera o la si abbandona per seguire i figli. In relazione a questo punto, il grande rammarico della ministra consiste nell’incapacità del governo di realizzare politiche sociali che riuscissero ad andare oltre la logica assistenziale.

Diversi sono stati i suoi interventi a proposito delle migliorie da apportare al congedo di paternità, esteso da sette a dieci giorni, e sulle misure di sostegno all’imprenditoria femminile. Da sempre dalla parte delle donne, ma buona volontà, preparazione e una squadra tutta al femminile non sono bastati all’ex ministra per fare davvero la differenza.

Elena Bonetti ha lasciato un governo che aveva in mano una bozza del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) in cui ci sono tante belle parole come empowerment femminile, inclusione sociale e parità di genere. Ma cosa serve per trasformare le parole in realtà?

I punti dai quali non si può prescindere per un vero passo avanti nella valorizzazione della popolazione femminile sono contenuti nella lettera indirizzata a Giuseppe Conte e sottoscritta dal collettivo di donne “Il giusto mezzo”.

Al primo posto troviamo il bisogno di servizi legati alla prima infanzia: investire sugli asili nido creerebbe un circolo virtuoso e portando alla realizzazione di un altro obiettivo, il rilancio dell’occupazione femminile. Ma avere un luogo in cui lasciare i propri figli non basta. Ed ecco che entrano in gioco le varie misure di supporto fiscale che potrebbero facilitare le donne nell’accesso nel mondo del lavoro. Secondo i dati Ocse, la metà delle donne non lavora. Questo significa che solo una donna su due è occupata o cerca lavoro, mentre l’altra metà non lo cerca neppure. Il dato negativo si ripercuote sul genere delle cariche dirigenziali: le donne quadro sono meno del 10 per cento.

E così si arriva al terzo punto illustrato da “Il giusto mezzo”: l’eliminazione del gender pay gap (disparità salariale fondata sul genere, ve ne abbiamo parlato qui).

Il filo conduttore di queste richieste è dato dal giustificato astio verso i bonus. Servono riforme strutturali e capillari su tutto il territorio nazionale. Tradotto: ristrutturazioni lungimiranti e solide sul lungo termine che, a quanto pare, alla politica italiana piacciono poco.

Chiara Barison


Questo pezzo si inserisce in un progetto condiviso con i nostri compagni della Scuola di giornalismo “Walter Tobagi” di Milano e coordinato insieme ai colleghi di All’Ultimo Banco“. Di seguito trovate alcuni contributi sul tema, gli altri li potete trovare QUI.


Le diverse prospettive della crisi

Montecitorio - Roma

Innanzitutto, per districarsi tra le trame ingarbugliate e un po’ ostiche, potrebbe essere utile conoscere l’etimologia della parola crisi. Per rendersi conto poi che la tempesta parlamentare si presta bene al racconto in atti. Su il sipario!


Se il teatro non fa per voi, niente paura: la politica italiana è tutto un cinema. Colpi di scena ed effetti speciali non mancano mai, nemmeno a sale chiuse.


Storia di tormenti e shakespeariani dilemmi: la democrazia in Italia.


Questioni piuttosto noiose, bisogna ammetterlo. Cambia tutto se si trova qualcosa di positivo. Le critiche costruttive al Recovery plan ne sono un esempio.


Una crisi può essere comica? Con le meme sicuramente una risata scappa.


Crisi pandemica e crisi di governo sono collegate? Tante risposte e nessuna certezza.


Da diversi anni, la riflessione sul modo in cui il mondo dell’informazione tratta il tema delle donne al potere è spesso al centro del dibattito. Può capitare che giornali e programmi televisivi/radiofonici promuovano, il più delle volte inavvertitamente, stereotipi e narrazioni sessiste. Sull’argomento siamo state intervistate dal fondatore di “30 Penne Bianche“.

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