Fischio d’inizio di Frappart, primo arbitro donna in Champions League

Il match di Uefa Champions League Juve-Dinamo Kiev di stasera, 2 dicembre, inizierà alle 21 all’Allianz Stadium di Torino e sarà sicuramente un incontro interessante. Parlare di questa partita e di calcio su un blog femminista è importante per due motivi. Da un lato, perché è ora di abbattere lo stereotipo della donna incapace di seguire, capire e commentare una partita di calcio. Come ci sono donne che, sì, non hanno interesse per la materia, ce ne sono tante altre che sono davvero ferrate e appassionate (ne conosco diverse). Dall’altro, perché la partita di stasera potrebbe costituire, lo spero, un importante precedente per l’emancipazione femminile in ambito sportivo. Infatti, ad arbitrarla ci sarà Stéphanie Frappart, 37 anni, il primo arbitro donna a dirigere una partita di Champions League.

A parte il fatto che mi piacerebbe chiamarla “arbitra” (ma quella del “linguaggio di genere” è tutta un’altra storia), il mondo del calcio, soprattutto in ambito popolare, ha sempre opposto una certa resistenza quando si parla del binomio “donne e pallone”.
Le “icone”, i grandi “miti” di questo sport sono stati e sono maschili, anche quando a livello umano non vantano curricula altrettanto splendenti. Basti pensare a Maradona: sportivo incredibile ma uomo certamente perfettibile. E bisogna dirlo: quello dell’arbitro, che sia esso uomo o donna, è sempre un ruolo molto spinoso.  

Eppure, sembra che qualcosa stia lentamente cambiando, le donne stanno conquistando nel mondo del pallone posizioni sempre più importanti. Penso, per esempio, a Sara Gama, “capitana” della Juventus e dell’Italia femminile, che a 31 anni è diventata la prima donna vicepresidente dell’Associazione Italiana Calciatori. Il 30 novembre Gama è stata dunque chiamata a ricoprire un ruolo al vertice. Insomma, entrando “a gamba tesa”, per usare una metafora calcistica, le donne possono e devono farcela anche nel mondo del pallone.

Riguardo alla notizia sulla scelta di Frappart, i commenti sui social si sono divisi in maniera abbastanza equa: c’è chi applaude la scelta e spera, come me, che questa possa essere una “piccola grande svolta” e chi ha invece fatto obiezioni o, peggio, deriso l’arbitro, riportando in auge le classiche battute su “le donne che non vanno contraddette”, che “vogliono avere sempre ragione”, o parlando del eccesso di zelo che “sicuramente” l’arbitro avrà per dimostrare che “anche se donna” lei quel posto se lo merita.
Io credo che, per rispondere a tutte le perplessità che ciclicamente si ripresentano ogni qualvolta una donna riesce ad “intromettersi” in un ambito considerato dai più prettamente maschile, basti citare le parole di Frappart stessa. Dall’alto della sua lunga e qualificata carriera, l’arbitro ha voluto mettere a tacere qualsiasi tipo di polemica in questo modo: «La competizione tra squadre e il gioco del calcio non cambiano: rimangono gli stessi, chiunque sia l’arbitro».

Sintetica ma efficace.

Eleonora Panseri

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